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Cenni biografici |
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1603
(17 giugno): nasce a
Copertino (Lecce), ultimo di sei figli, dal carradore Felice Desa e da
Franceschina Panaca e, per singolari contingenze, in una stalla come Gesù e
San Francesco d'Assisi.
1610:
deve smettere quasi subito al scuola perché colpito da un tumore canceroso.
Cinque anni dopo guarisce miracolosamente nella Chiesa di S. Maria delle
Grazie in Galatone (Lecce).
1620:
entra in Noviziato dei Cappuccini di Martina Franca (Taranto), ma dopo otto
mesi viene dimesso.
1621:
è accolto dai Francescani Conventuali della Grottella (vicino a Copertino)
come religioso addetto alle faccende del Convento.
1625:
nascosto in soffitta, di notte studia dopo il duro lavoro quotidiano,
destinato l’attenzione dei confratelli che lo fanno passare tra i chierici
aspiranti al sacerdozio (19 giugno).
1627:
(6 gennaio): dopo un felice esame, è ordinato Diacono a Nardò.
1628:
(18 marzo): è ordinato sacerdote dopo aver superato gli esami, preparati con
notti insonni, preghiera ardente ed impegno fortissimo (per questo gli
studenti lo invocano come loro Protettore, particolarmente nel periodo degli
esami). Esercita il sacro ministero a Copertino, confermandolo anche con
azioni miracolose.
1630
(4 ottobre): nel giorno della festa di San Francesco d’Assisi viene
trasportato in alto da un una forza invisibile. È l’inizio di una
impressionante storia di voli e di estasi, che generano però fanatismo,
sospetti ed accuse di messianismo presso il Santo Ufficio.
1638
(21 ottobre): è chiamato a Napoli su denuncia del Santo Ufficio, che poi,
riconosciutane la piena innocenza, lo invia a Roma dal Superiore Generale
dell’Ordine. Per "prudenza" viene allontanato dalla sua terra: ha inizio
così la sua vita di "recluso obbediente", totalmente impegnato nell’amore di
Dio e dei fratelli con la preghiera e la penitenza.
1639 (30 aprile): giunge ad Assisi, nel Sacro Convento di S. Francesco,
dove rimane quattordici anni: riceve la cittadinanza onoraria della città;
converte al cattolicesimo il protestante Gian Federico principe di Brunswich.
Anche se con difficoltà a causa di speciali permessi possono andare da lui
Prelati, Principi e persone umili.
1653 (23 luglio): per Ordine del Santo Ufficio viene trasferito nei
Conventi Cappuccini della provincia di Pesaro a Pietrarubbia e poi a
Fossombrone.
1657 (10 luglio): a mitigare la severità della segregazione viene fatto
ritornare tra i suoi Confratelli Francescani Conventuali e così giunge al
convento di S. Francesco in Osimo (Ancona), dove trascorre gli ultimi sei
anni della sua vita. Entrando in convento esclama: "Questo è il luogo del
mio riposo!".
1663 (18 settembre): alle ore 23,45 avviene il suo transito. Da quel
giorno ad oggi, dopo la proclamazione della sua santità avvenuta con decreti
del Papa nel 1753 e nel 1767, il suo corpo è esposto alla venerazione dei
fedeli nel Santuario di Osimo a lui dedicato.
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Il Santuario
San Giuseppe da Copertino |
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La
sua storia è legata a quella della Stalletta: strappata questa
ai privati, l'amministrazione comunale di allora, per rispondere
alle condizioni poste dal regio decreto di Carlo III di Napoli,
si adoperò subito per costruire una chiesa dedicata al
concittadino appena beatificato (1753). Per renderla possibile,
fu necessario abbattere alcune casette circostanti,
parte delle
mura di cinta e anche la vicina chiesetta di San Salvatore.
La Stalletta fu inglobata nella nuova costruzione. Dopo la
canonizzazione del Beato Giuseppe, avvenuta il 17 luglio
del 1767per
decreto del papa Clemente XIII, vi fu la solenne dedicazione
della chiesa al Santo. Circa un secolo dopo, nel 1872, il
piccolo santuario, ormai meta di continui pellegrinaggi, fu
ampliato con l'aggiunta dell'abside e del coro.
La
Stalletta
All'alba
del Seicento si verificò in Copertino un evento che,
dapprima, nulla manifestò di straordinario: un bambino era
nato in una stalla, ove la madre si era rifugiata per
sottrarsi ai creditori del marito. I genitori del Santo dei
Voli furono Felice Desa e Franceschina Panaca. Il padre, di
mestiere carradore, era soprannominato "il castellano",
perché dal marchese Pinelli aveva avuto la custodia del
castello, fortezza della città. D'animo profondamente buono
e generoso, pur non essendo ricco, sollevava le altrui
miserie, fino ad avallare debiti contratti da altri. E
proprio per il mancato pagamento di debiti non suoi, per
sfuggire all'arresto, fu costretto ad abbandonare la propria
dimora ed a rifugiarsi in un luogo di "immunità sacra".
Mamma Franceschina, donna austera e severa, fu molto
intransigente nell'educazione dei figli. Il 17 Giugno 1603
Franceschina per sottrarsi ai creditori del marito si
rifugiò in una piccola stalla e qui diede alla luce il sesto
figlio cui fu posto il nome di Giuseppe Maria DESA.
Era il 17 giugno 1603. Il piccolo ebbe per culla la
mangiatoia, per merletti le ragnatele, per ornamenti le
canne sfilacciate del soffitto.
Dal padre Felice Desa e dalla madre Franceschina Panaca fu
chiamato Giuseppe Maria: con questo nome venne
battezzato nella chiesa
matrice, nello stesso giorno della nascita, dall'arciprete
Don Delfino Fulino.
Giuseppe nacque in una stalla come Gesù: segno profetico e simbolo di un
futuro straordinario.
Giuseppe
Maria aveva avuto i natali terrestri. Doveva però ancora
nascere a Dio ! E la solerte mamma lo fece approdare al
fonte battesimale della Chiesa Matrice di Copertino il
giorno stesso della nascita, così come si evince dall'atto
di battesimo ancora conservato.
La casa
paterna
Situata
di fronte al Santuario ed alla stalletta, la casa
paterna della famiglia Desa - Panaca è un monolocale a
piano terra, umile e semplice. Oggi la casetta ha questa
struttura: un timpano e un'iscrizione all'esterno; un
altare e un quadro all'interno, che rappresenta mamma
Franceschina sul letto di morte, assistita dalla figlia
Livia e, miracolosamente, dallo stesso Giuseppe, che
allora viveva segregato nel sacro convento di Assisi.
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Il Santuario della Grottella |
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A
due chilometri dal centro abitato di Copertino, sorge il
Santuario della Grottella, un antro scoperto da un pastore alla
ricerca di un vitello smarrito.
Egli trovò dietro a un folto cespuglio, una Grotta sotterranea,
sulla parete della quale era dipinta la Sacra Immagine di
Maria, davanti la quale miracolosamente era inginocchiato lo
smarrito vitello. Il ritrovamento misterioso della Grotta,
soffocata dai cespugli, e dell'immagine della Vergine col
Bambino, chiamò nel luogo una moltitudine di gente ed anche il
Capitolo della Collegiata di Copertino, si recò a venerare la
"Madonna della Grottella", come fu subito battezzata l'immagine.
Nel 1577, mons. Cesare Bovio fece edificare l'attuale chiesa ad
unica navata con tre altari per lato. Sull'altare centrale,
realizzato da Antonio Donato Chiarello, nel '600 fu incastonato l'affresco
ritrovato della Vergine.
Per interessamento del francescano copertinese p.
Giovanni Donato Caputo, nel 1613 i francescani
entrarono in possesso della Grottella e nel 1618
dettero inizio alla fabbrica di un convento che
aggregarono a quello di San Francesco intra moenia.
Tra i manovali vi era un quindicenne candidato alla
santità, Giuseppe Maria Desa.
Sotto la protezione della "Mamma" della Grottella, Padre
Giuseppe da Copertino avvia il suo ministero sacerdotale.
Presso la Grottella fu più volte rapito in estasi davanti
all'icona della Madonna.
Il convento fu oggetto
della soppressione innocenziana nel 1652, ma un
trentennio dopo fu riaperto e ingrandito. Nel
1753 fu dotato della prima statua in cartapesta
raffigurante San Giuseppe da Copertino e vennero
costruiti eleganti altari barocchi ; sulle pareti
della chiesa e del chiostro anonimi frati
realizzarono interessanti opere a fresco. Inoltre,
sul lato destro della chiesa fu realizzato un
cappellone il cui altare è dedicato al Santo e
contiene la prima cassa il cui furono deposte le sue
membra. Il convento, soppresso per la seconda volta
nel 1862, fu riaperto nel 1954 e sottoposto ad una
lenta, ma graduale opera di restauro. Nella chiesa,
ad un'unica navata coperta a volta, si possono
ammirare interessanti opere d'arte tra cui una tela
seicentesca raffigurante S. Antonio da Padova di
Antonio Donato D'Orlando e pregevoli statue in
pietra leccese.
Tutto il complesso è passato alla storia col nome "la Grottella".
La
cella del sangue
Situata
sulla volta della chiesa della Grottella, è stata testimone
delle durissime penitenze cui San Giuseppe da Copertina si
sottoponeva.
Il primo biografo del Santo, Padre Nuti, nel 1655, visitandola,
la trovò "piena di sangue da ogni lato" tanto che "nelle
murature in qualche parte si vedeva il sangue attaccato in
quelle della grossezza di mezzo dito, et il medesimo si vedeva
sul pavimento". Testimoni dell'epoca e biografi antichi e
recenti raccontano che San Giuseppe ricorreva spesso a digiuni e
penitenze corporali atroci, usando vari strumenti di
flagellazione.
La cappella di Santa Barbara
A
circa 200 metri dal Santuario della Grottella, in direzione
ovest, è ubicata la cappella rurale dedicata a Santa Barbara,
probabilmente eretta nel '500.
Il culto di Santa Barbara era diffuso in Copertino: nella chiesa
Matrice, tra le sculture del Seicento dell'altare della Madonna
della Neve, è inserita la statua della Santa.
Essendo a breve distanza dal conventino della Grottella, la
cappella di Santa Barbara era uno dei luoghi preferiti da fra'
Giuseppe per la penitenza e la meditazione.
Lo stesso fra' Giuseppe confessava che "inizialmente si faceva
la disciplina a sangue, due volte la settimana, la mattina
all'uscir del sole".
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