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8° Centenario della nascita

Lettera in occasione dell'VIII Centenario
della nascita di
S. Elisabetta d'Ungheria

 

La  memoria  delle  origini
per  rinnovarsi  e  crescere  nel  carisma  di  san  Francesco  d’Assisi

 All’inizio del Testamento (1226) Francesco d’Assisi ricorda la sua conversione evangelica posta sotto il segno della gratuita iniziativa divina:

 

Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo (2 Test 1-3).

 Giotto: San Francesco dona il suo mantello ad un povero, Basilica Superiore di San Francesco
Questo accadde in un tempo che gli storiografi collocano una ventina d’anni prima della dettatura del Testamento, cioè nel 1205: ottocento anni fa.

Gli anni che vanno dal 1205 al 1208 furono per Francesco gli anni della ricerca interiore. Una ricerca inizialmente individuale che lo ha condotto a compiere dei passi che hanno segnato radicalmente la sua vita. Una ricerca che, al sopraggiungere dei primi Soci, fu ben presto condivisa e divenne collettiva. Una ricerca che Francesco proseguì durante tutta la vita. Il Santo non si ebbe mai a sentire un arrivato perché sempre attento ad ogni segnale che gli proveniva dall’Alto, fino alla fine.

Possiamo dire che Francesco d’Assisi ha vissuto un continuo atteggiamento di conversione attraverso una caratteristica fondamentale: la docibilitas, ovvero la libertà di lasciarsi toccare dalla vita, dagli altri, da ogni situazione esistenziale e d’imparare dalla vita e dall’esperienza (cosa tutt’altro che scontata); docibilitas che non è solo docilitas, perché è quell’intelligenza dello spirito che implica alcuni fattori precisi oltre l’accoglienza «docile», obbediente e un po’ passiva, e cioè:

          Il pieno coinvolgimento attivo e responsabile della persona, prima protagonista del proprio cammino di maturazione cristiana;

          Un atteggiamento fondamentalmente positivo nei confronti della realtà: di riconciliazione e gratitudine  verso la propria storia e di fiducia verso gli altri;

          La libertà interiore e il desiderio intelligente di lasciarsi istruire da qualsiasi frammento di verità e bellezza attorno a sé, godendo di ciò che è vero e bello;

          La capacità di relazione con l’alterità, di interazione feconda, attiva e passiva, con la realtà oggettiva, altra e diversa rispetto all’io, fino a lasciarsi formare.

Questi atteggiamenti mettono il soggetto in condizione di vivere in perenne stato di crescita per tutta l’esistenza, «un processo di conversione continua», una disponibilità costante ad apprendere che s’esprime in un insieme di attività ordinarie, e poi anche straordinarie, di vigilanza e di discernimento, d’ascesi e orazione, di verifica personale ecc., che aiutano quotidianamente a maturare nell’identità creativa alla propria vocazione cristiana nelle diverse circostanze e fasi della vita. Fino all’ultimo giorno.

Dunque, in questo tempo di memoria delle origini del francescanesimo siamo chiamati a confrontarci con la personalità di Francesco d’Assisi e dei suoi primi Soci, del periodo che va dall’inizio della Conversione (luglio 1205) all’approvazione della “formula vitae” (Proto-Regola) (aprile - maggio 1209), per imparare la docibilitas, elemento fondamentale per il nostro cammino di santità.

Vediamo in seguito le tappe percorse dal Serafico padre all’inizio della nuova vita

(cfr L. Di Fonzo, Per la cronologia di S. Francesco. Gli anni 1182-1212, in “Miscellanea Francescana” 82 [1982] 56-63).

La Conversione (luglio 1205 – marzo 1206)
La “conversione iniziale” di san Francesco d’Assisi è indicata con l’evento del sogno misterioso di Spoleto, con l’immediato ritorno ad Assisi, sfumato il proprio sogno del cavalierato in Puglia tra luglio e gli inizi di agosto del 1205: quando....

Il Vangelo degli Apostoli e i primi soci (1208)
Alla Conversione sono collegati strettamente i due eventi dell’ascolto del Vangelo della povertà con l’inizio della missione apostolica del Santo, e poi dell’aggregazione  dei primi due Soci...

 I Soci e le loro prime due Missioni in Italia (1208)
L’intervallo dell’intero anno tra la fondazione dell’Ordine e l’approvazione Innocenziana della “formula vitae” è occupato nel racconto delle fonti dall’unione successiva dei nuovi Soci, scaglionata tra le due Missioni o iniziali loro viaggi “apostolici”...

Approvazione della “formula vitae” (Proto-Regola) (aprile-maggio 1209)
Dopo l’ultimo ritorno del santo e dei Soci, «altri quattro uomini degni e virtuosi si aggregarono a loro e si fecero discepoli del santo di Dio» (1Cel 31): Giovanni da S. Costanza, Barbaro di Assisi, Bernardo de Vida Vigilantis, e Angelo Tancredi...
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La Conversione (luglio 1205 – marzo 1206)

La “conversione iniziale”

Francesco davanti al Crocifisso di S. DamianoLa “conversione iniziale” di san Francesco d’Assisi è indicata con l’evento del sogno misterioso di Spoleto, con l’immediato ritorno ad Assisi, sfumato il proprio sogno del cavalierato in Puglia tra luglio e gli inizi di agosto del 1205: quando, precisamente, «già cambiato spiritualmente, ma senza lasciar nulla trapelare all’esterno, Francesco rinuncia a recarsi nella Puglie e si impegna a conformare la sua volontà a quella divina» (1Cel 6). E, il 2Cel 6-7 aggiunge: da Spoleto, «ritornò senza indugio, fatto ormai modello di obbedienza e trasformato con il rinnegamento della sua volontà da Saulo in Paolo […]. Cominciò a trasformarsi in uomo perfetto, del tutto diverso da quello di prima». Seguirono poi in Assisi i vari fatti e fasi che scandirono, perfezionandolo via via, quell’inizio di santità, dall’ultima “cena” agli amici alle lunghe preghiere e, per il “suggerimento interiore” alla «vittoria su se stessi» (LegM I, 4; 2Cel 9b), il decisivo bacio al lebbroso; la prima apparizione del Crocifisso (LegM I, 5) (evento registrato esplicitamente dal solo Bonaventura), amore dei lebbrosi e i poveri, e pellegrinaggio a Roma (2Cel 8-9; LegM I, 6); poi la voce del Crocifisso di S. Damiano, e la vendita dei panni a Foligno; dimora a S. Damiano, persecuzione del padre, e poi la comparsa dinanzi al Vescovo di Assisi (gen. - febbr. 1206) (1Cel 8-15; 2Cel 10-12; LegM II, 1-4; 3Comp 13-20).

 La perfetta Conversione

Anche se, S. Francesco aveva già intrapreso da qualche tempo il suo «servitium Dei», come oblato a San Damiano. L’atto solenne e clamoroso di totale distacco dalla famiglia e dal mondo, esploso e compiuto come cosciente e irrevocabile “adesione” totalitaria a Cristo e al suo pieno servizio, a coronamento di tutta una serie di fatti preparatori in climax ascendente, è per tutti gli antichi biografi il momento e l’inizio, anche cronologico, della piena «Conversione» o «perfettissima adesione a Cristo». È allora che Francesco, «nudo […] e deposte tutte le cose del mondo, ricordarsi solo della giustizia divina» (1Cel 15) e «si rende libero per servire Dio in tutti i modi possibili» (3Comp 21). Il momento del suo «exivi de seculo» ricordato dallo stesso Santo nel Testamento, e ricordato in visione a fra Elia a Foligno, dopo 18 anni «da quando rinunciò al mondo per seguire Cristo» (1Cel 109); anno 18° «della sua conversione», compiuto già prima delle Stimmate nel 1224 (1Cel 88) e divenuto anno 20°, completo, alla morte nel 1226: «a vent’anni dalla sua piena adesione a Cristo, seguendo la vita e le orme degli Apostoli» (1Cel 88). Quest’ultimo testo, e altri (2Cel 220; 3Comp 68; LegM II, 5), chiarisce bene l’essenza e la consistenza di quella «perfetta Conversione», riposta nella rinunzia o spogliazione evangelica d’ogni bene, quindi la rinunzia al mondo e l’accettazione di una piena vita “religiosa” sull’esempio o le orme degli Apostoli, in piena adesione e imitazione, o conformazione a Cristo nudo sulla croce.

Giotto: San Francesco rinuncia ai beniLa pubblica e solenne rinunzia al padre, ai beni paterni e al mondo, «alla presenza del Vescovo di Assisi» (Anper 8), dinanzi alla sede di S. Maria del Vescovado in Assisi è atto preciso e determinante della “perfetta Conversione” databile verso la fine del marzo 1206. S. Francesco, uscito «nudo» e vincitore dalla prova, ricopertosi poi subito col mantello “crociato” ricevuto dal domestico del Vescovo, si avviò forse quel giorno stesso, «abbandonò la città e, libero e sicuro», verso il bosco solitario della via di Gubbio, vincendo col canto della conquistata libertà il freddo rigido e nevoso di quell’inizio di primavera (LegM II, 5), giungendo all’intermedio monastero Benedettino di S. Verecondo (Pasqua, 2 aprile) per chiedere ospitalità e impiego proprio alla vigilia di quella storica Pasqua della sua «perfetta Conversione» (LegM II, 6; 1Cel 16) e a Gubbio, ove rimase fin circa il maggio-giugno, addetto al servizio dei lebbrosi.

In seguito, tra l’estate del 1206 e gli inizi del 1208, Francesco si dedicherà al restauro di tre chiese: S. Damiano, S. Pietro della Spina e Santa Maria della Porziuncola.Vai all'inizio


Il Vangelo degli Apostoli e i primi soci (1208)

Alla Conversione sono collegati strettamente i due eventi dell’ascolto del Vangelo della povertà con l’inizio della missione apostolica del Santo, e poi dell’aggregazione  dei primi due Soci, Bernardo e Pietro. In seguito, a distanza di un anno, Francesco si recherà a Roma per l’approvazione della Regola.

 Il Vangelo degli Apostoli e vocazione evangelica del Santo (prima metà di aprile 1208).

Dopo il restauro di Santa Maria della Porziuncola, Francesco rivestito dell’abito eremitico, probabilmente nella prima metà di aprile 1208, dopo la Domenica in Albis, partecipò alla celebrazione della Messa votiva, devozionale, «de Apostolis». Ascoltato il passo evangelico relativo alla «missio apostolorum», istruito dal sacerdote sul «mandato affidato agli apostoli di predicare» e illuminato da Dio, quello stesso mattino il Santo indossò la veste «minoritica», abbandonando bastone, cinghia e sandali, avviandosi, così, lietamente alla sua chiesa parrocchiale di s. Giorgio, appena fuori le mura cittadine. Ivi con grande fervore spirituale chiese al parroco di poter iniziare subito il suo servizio apostolico. Dopo l’ascolto di quel «Vangelo», come rivelano i biografi, il Santo iniziò il suo apostolato di predicazione: «con grande fervore ed esultanza, egli cominciò a predicare a tutti la penitenza, edificando i suoi uditori con la semplicità della sua parola e la magnificenza del suo cuore». E ciò fu nella chiesa di S. Giorgio; predicazione di penitenza e annunzio di pace, che commossero tutti gli ascoltatori (1Cel 23).

 Vocazione dei primi tre Soci (seconda metà di aprile 1208).

La fervida “predicazione” di Francesco suscitò scalpore, e, mosse e commosse tutti, fino ad attrarre contagiosamente dei seguaci, compreso qualche magnate della città. Tale, ad es., Bernardo di Quintavalle, che da tempo seguiva pensoso e benefico la «vita e i costumi» di Francesco, avendo già più volte, nei mesi passati, ospitato in casa e ammirato la santità di vita. (1Cel 24). Quindi, nel giro di pochi giorni ci fu l’ascolto del vangelo degli Apostoli, con la conseguente vocazione evangelica-minoritica, l’estemporanea predicazione del Santo (prima metà di aprile 1208) e nella seconda metà di aprile 1208 l’immediata adesione dei primi due Soci: Bernardo di Quintavalle e Pietro. Insieme ai primi due compagni, Francesco si recò in una chiesa della città, probabilmente S. Nicolò di Piazza: si posero umilmente in preghiera, poi chiesero al sacerdote di aprire loro il libro, nel quale poterono leggere, in tre passi diversi, la parola del Vangelo, che li invitava a vendere ogni cosa e a rinnegare se stessi, per seguire il Signore nella povertà. Nell’ascoltare tale invito, essi furono pieni di gioia e subito dopo si recarono a Rivotorto. Dopo pochi giorni Francesco, Bernardo e Pietro furono raggiunti da Egidio d’Assisi, il terzo Socio, a Rivotorto, che fu il loro luogo di riferimento (anche se non permanente) dagli inizi della loro vita in comune fino al trasferimento alla Porziuncola (circa due anni). Quindi, alla fine di aprile 1208 a Rivotorto, con i primi tre Soci l’Ordine dei frati Minori iniziava il suo grande cammino nella storia del mondo.Vai all'inizio


I Soci e le loro prime due Missioni in Italia (1208)

L’intervallo dell’intero anno tra la fondazione dell’Ordine e l’approvazione Innocenziana della “formula vitae” è occupato nel racconto delle fonti dall’unione successiva dei nuovi Soci, scaglionata tra le due Missioni o iniziali loro viaggi “apostolici” – ossia molto più semplicemente di “auto-presentazione” al popolo, col buon esempio e qualche parola di esortazione religiosa – nelle limitrofe regioni d’Italia, il ritorno e dimora in Assisi, seguiti poi dal viaggio a Roma.

 Primi tre Soci e prima Missione nella Marca (maggio-giugno 1208).

Dopo l’aggregazione dei primi tre Soci, Bernardo, Pietro ed Egidio, il santo insieme con quest’ultimo intraprese la sua prima Missione, o esplorazione apostolica nella confinante regione della Marca Anconetana, pronunziando brevi esortazioni all’amore di Dio e alla penitenza dei peccati (Anper 15; 3Comp 34). Tornarono poi al «luogo di santa Maria della Porziuncola» (Anper 16; 3Comp 34), ove erano rimasti, quasi a custodia gli altri due Soci. Dopo «pochi giorni» si aggregarono altri tre Soci: Sabattino, Giovanni de Capella e Morico il Piccolo (Anper 17; 3Comp 35).

 La seconda Missione (ca. ottobre-dicembre 1208).

In seguito S. Francesco organizzò la seconda Missione, «per mundum», preceduta da una lunga, confortante esortazione ed istruzione «nella selva che circondava la chiesa di Santa Maria della Porziuncola» (Anper 18; 3Comp 36). Distribuiti «a due a due» e assegnate le destinazioni ai singoli gruppi, furono inviati verso il nord, il centro e il sud Italia: era questo il «per mundum» o le varie sue parti allora possibili, simbolo del desiderio e delle realizzazioni future (Anper e 3Comp). S. Francesco, questa volta, probabilmente rimase alla Porziuncola e fu forse durante questa protratta assenza degli altri frati ch’egli accolse il settimo Socio fra Filippo Longo (1Cel 25). Quei frati, malamente vestiti, quasi «uomini boschivi» quali apparivano alla gente (Anper 19; 3Comp 37), inauguravano allora in alcune regioni d’Italia la caratteristica “itineranza” francescana ammirati o derisi, bene accolti o respinti, proclamandosi «penitenti… nati nella città di Assisi» (Anper 19; 3Comp 37). Esposti spesso agli scherni della gente, soffrirono fame e sete, freddo e nudità (Anper 23; 3Comp 40). Due di essi, Bernardo ed Egidio, si trattennero a Firenze senza poter ricevere all’inizio qualche veste più pesante «da coprirsi», né un ricovero in casa, «sebbene in quel periodo facesse un grande freddo» (Anper 20; 3Comp 38). Riconosciuti però per buoni e miti religiosi, rimasero presso un pio benefattore «per alcuni giorni» (Anper 22; 3Comp 38). I tre gruppi di frati, compiuta la loro missione di buon esempio e di qualche buona parola rivolta alla gente, «alla data stabilita fecero ritorno a Santa Maria della Porziuncola» (Anper 24; 3Comp 41) o a Rivotorto. Comunque, il «primus locus» di Rivotorto fu la dimora abituale di Francesco e dei suoi Soci (1Cel 42ss; LegM IV, 3) per circa due anni. Nel periodo in cui i sei Soci erano in Missione, probabilmente il Santo si recò con fra Filippo in missione a Poggio Bustone nella valle Reatina, dove avrebbe avuto dal Signore l’assicurazione del perdono dei peccati; e, dopo qualche tempo, di lì sarebbe tornato alla Porziuncola un po’ prima del termine stabilito per gli altri. Desiderando quindi, e affrettando con la preghiera, il sollecito ritorno di essi per ricostruire insieme la propria famiglia (1Cel 30).Vai all'inizio

 
Approvazione della “formula vitae” (Proto-Regola; aprile-maggio 1209)

Dopo l’ultimo ritorno del santo e dei Soci, «altri quattro uomini degni e virtuosi si aggregarono a loro e si fecero discepoli del santo di Dio» (1Cel 31): Giovanni da S. Costanza, Barbaro di Assisi, Bernardo de Vida Vigilantis, e Angelo Tancredi.

A Roma (prima metà di aprile 1209).

Riuniti i dodici frati a Rivotorto, Francesco d’Assisi nei primi mesi del 1209 poté continuare la formazione dei confratelli e pensare, progettare con essi l’eventualità di un’approvazione Apostolica al loro ideale e tenore di vita, previa la presentazione scritta e personale di un “propositum” o “formula vitae”. Difatti, tutti concordi, durante la Quaresima 1209, raccolti in preghiera, istruzioni formative e colloqui spirituali, lavori manuali e altro, il Santo compose con la collaborazione dei suoi Soci la sua breve «vitae formam et regulam» (Proto-Regola) con poche e semplici parole del Vangelo (praticamente quelle udite da lui alla Porziuncola e le altre del consulto per i primi tre Soci), con l’aggiunta di altri pochi “inserti” per una vita santa in comune, passati nelle ampliate redazioni successive (fin da ca. 1212, poi 1221, 1223). Nello stesso tempo il santo ebbe da un testo del Vangelo, inserito in quella Regola, l’ispirazione del nome di «Frati Minori» per la sua fraternità (1Cel 38; LegM VI, 5; cfr Mt 25,45; Rnb VI-VII). Quindi, nella prima metà di aprile il viaggio in una dozzina di giorni e l’arrivo a Roma dal “Signore Apostolico” (Anper 33), il grande Innocenzo III; l’incontro e appoggio, e il previo esame del suo progetto, sia da parte del Vescovo Assisano ivi incontrato sia del card. Giovanni di S. Paolo. Poi le ovvie difficoltà del Papa e l’invito a un supplemento di preghiere (e cioè di attesa); la parabola e i sogni del santo, come pure del Papa, e in fine l’esplicita approvazione orale della Regola e dell’Ordine dei Minori (ca. metà aprile – metà maggio 1209). – Ordinata anche una «piccola chierica» a quei Dodici frati, tutti “laici”, come segno di riconoscimento e di autorizzazione per la predicazione penitenziale al popolo. Ottenuto la conferma del loro proposito di vita, un nuovo dubbio si affacciava all’orizzonte: «se dovessero condurre la loro vita tra gli uomini, oppure ritirarsi in luoghi solitari». Di ritorno da Roma verso la metà di giugno, essi si fermarono ad Orte per circa quindici giorni, adottando uno stile di vita eremitico - contemplativo: il luogo scelto era deserto, segregato da ogni abitazione, e solo alcuni scendevano in città per procurarsi il cibo per sé e per gli altri (1Cel 35). Il dubbio si risolse a vantaggio di un’alternanza eremo-città, che condusse i fratelli a sperimentare il deserto e la folla, l’eremo e la piazza. Rientrati in Assisi, Francesco ed i suoi tornarono nel tugurio di Rivotorto (1Cel 42). Anche tale dimora, per quanto fosse vicina alla vita di transito (1Cel 43), presentava tutte le caratteristiche di una vita ritirata (1Cel 42-43), alternabile alla presenza in città, che restava facilmente raggiungibile. In seguito, la piccola fraternità crescente si trasferirà da Rivotorto a Santa Maria della Porziuncola circa nell’autunno 1210.Vai all'inizio

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Ultimo aggiornamento: 11-03-08.